I l V i n o C o t t o
Vino Cotto
V e n d e m m i a
Con l’arrivo di settembre ha inizio uno dei momenti più attesi dell’anno: la vendemmia. Casse, trattori e forbici entrano in azione per raccogliere i frutti della terra, in un’atmosfera che unisce lavoro, tradizione e convivialità.
È un momento condiviso con famiglia e amici, fatto di gesti antichi, sorrisi e collaborazione. La raccolta avviene rigorosamente a mano, filare dopo filare, su circa 1,4 ettari di vigneto.
Le uve, tra cui Trebbiano, Montepulciano, Sangiovese, Maceratino e Merlot, vengono poi trasportate in cantina, dove ha inizio la fase successiva del processo: la lavorazione del mosto. La produzione media si attesta intorno ai 140–150 quintali per vendemmia.
Vino cotto
M o s t o
Una volta giunte in cantina, le uve vengono lavorate attraverso una diraspatrice, una macchina che separa i raspi dagli acini.
Successivamente, gli acini vengono convogliati nelle presse, dove vengono schiacciati delicatamente per estrarre il mosto. Un tempo si utilizzavano torchi manuali, oggi affiancati da presse idrauliche che garantiscono maggiore efficienza senza compromettere la qualità.
Il mosto ottenuto viene quindi trasferito nelle caldaie, pronto per la fase più caratteristica della produzione del vino cotto.
Vino Cotto
B o l l i t u r a
La bollitura rappresenta il cuore del processo produttivo del vino cotto. Il mosto viene versato in grandi caldaie di rame, con capacità di 4,5, 5 e 7,5 ettolitri, e cotto lentamente per almeno 15-18 ore su fuoco di legna di quercia.
Durante questa lunga fase, il liquido si riduce fino al 40–50% del volume iniziale, concentrando aromi e zuccheri. Le impurità affiorano in superficie e vengono rimosse manualmente con un utensile tradizionale chiamato “schiumarola”.
Raggiunta la giusta concentrazione, il vino cotto viene trasferito in botti da 25 ettolitri per l’affinamento.
Vino Cotto
I n v e c c h i a m e n t o
Il vino nuovo viene posto in botti di legno, dove inizia il lento processo di maturazione e fermentazione. Qui il tempo diventa protagonista: silenzio, pazienza e cura accompagnano ogni fase dell’evoluzione.
All’interno delle botti più antiche si conserva quella che viene chiamata “la madre” o “feccia”, una base di vino molto vecchio che contribuisce a dare continuità e complessità al prodotto finale, mantenendo viva la tradizione.